Rotola, rantola e sputa

Non dormo.

Come potrei del resto, sono le otto. Sono stesa nel letto e sotto di me, intorno a me, il mare sbatte, rantola e sputa. Sento la forza dell’acqua schiantarsi sul guscio di questa nave, immagino la spuma, ondeggio. E poi i rumori. I cigolii, il ronzio intenso del motore che issa lo strumento che gli oceanografi usano per campionare le acque piu’ profonde. Un motorino che ad alte frequenze tira, e tira, finche’ quell’insieme di cilindri metallici e strumentazione non riemerge pieno di campioni di acqua prelevati a varie profondita’ da qui a 2000 e passa metri sotto di noi.

Mi rotolo nella coperta, il mal di testa non mi da’ tregua. Alle due e quarantacinque devo lanciare il nostro pallone, la nostra dose di plastica per salvare il mondo, e conto questi minuti di sonno sapendo che mi costeranno, domani.

Eppure stasera non dormo.

Penso a quanto sono lontana. Stasera mi sento lontana. Lontana da tutto, lontana da casa. Parole si rincorrono nella mia mente. Immagini. Famiglia, pizza, il piumone di casa quando mi avvolge, il mare di casa, cosi’ diverso da questo. E poi i sorrisi, le risate.

Mi giro ancora. E ancora il mare che sciaborda, e scuote. E a tratti, nonostante tutto fa paura. Come le montagne, il mare richiede rispetto e incute timore, per la sua immensita’, per la sua forza.

E poi, lentamente, inevitabilmente, da italiana, penso ai disperati che affrontano il mare per raggiungere il mio paese sgangherato.

Penso a loro, come nei giorni scorsi quando guardavo la superficie dell’acqua pensavo a loro.

Penso a quanto coraggio e quanta disperazione ci vogliono per mettersi in mare, e quanta paura deve fare. Di notte, al buio, su bagnarole di fortuna, senza un soffitto sulla testa, ma solo le stelle. E l’acqua, e il suo sciacquettio continuo, incessante, il suo sbattere sui legni, e il suo odore. E l’odore degli altri con te, della paura. E il mare che ti sbatte, rantola e sputa. E ondeggi in balia della sua volonta’, solo tentando di mantenere la tua direzione. E le stelle a guardarti.

Io le stelle le ho guardate di notte dal ponte piu’ alto di questa nave sicura, stesa sulla panca, e a me, fortunata, sono sembrate una meraviglia.

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