quasi finita

(english below)

Siamo quasi alla fine.

E’ difficile dire come mi sento, difficile immaginare come sara’ quando mi ritrovero’ da sola, di nuovo, nella mia grigia Colonia, col freddo e l’inverno che odio con tutta me stessa.

Senza gente intorno, dopo 40 giorni di convivenza con tante persone. Sola, dopo che qui, da sola, non sei mai.

Non sento nessuna voglia di tornare a casa. Mi sento a mio agio in questo tempo sospeso, fuori dal tempo, dove sembra che al di fuori di qui non succeda niente, e il mondo rimanga fermo. O forse siamo noi. E’ per noi che il tempo si e’ fermato. Non si invecchia, su una nave. Come il paradosso relativistico dei due gemelli.

Ogni giorno e’ un giorno qualunque, senza nome, senza ordine. Non sai se e’ Domenica, Mercoledi’ o Martedi’. In realta’, non ti importa. Non fa alcuna differenza. La vita e’ scandita dai pasti, dall’appuntamento per allenarsi con le onde che ti sballottano qua e la’, e dai meeting. E dal lancio dei radiosondaggi, che incombe su di te alle ore piu’ imperscrutabili. Ci puoi provare eh, a stare attaccato alla realta’, a leggere il giornale, a darti delle regole. Ma il mare, col suo incessante andare, piano piano le logora come i sassi sulla spiaggia, e alla fine non resta che sabbia. Resti solo tu disorientato, e in quel caso, la cosa migliore che puoi fare e’ semplicemente lasciare andare, e viverla a quel ritmo che ti viene suggerito dall’acqua, dal vento, senza pensare al mondo nostro, lontano, di corsa.

Mi piace la nave. Mi piace per questo, perche’ il tempo cambia, e cambi tu. Mi piace perche’ il mare e’ la cosa che mi manca di piu’. Mi piace, di fondo, questo essere tutti insieme e la sua solitudine. Questo allontanarsi dai legami, che ti centra in te stesso. Ti fa ascoltare te stesso, i tuoi bisogni, i tuoi sogni.

 

 

We're almost at the end.

It's hard to say how I feel, hard to imagine what it will be like when I find myself alone, again, in my grey Cologne, with the cold and the winter that I hate with all my heart.

With no people around, after 40 days of living with so many people. Alone, after that here, you are never alone.

I don't feel any desire to go home. I feel comfortable in this suspended time, out of time, where nothing seems to happen outside of here, and the world stays still. Or maybe it's us. It is for us that time has stopped. You don't get old on a ship. Like the relativistic paradox of twins.

Every day is an ordinary day with no name, no order. You don't know if it's Sunday, Wednesday or Tuesday. Actually, you don't care. It doesn't make any difference. Life is all about meals, and the appointment to train with the waves tossing you around, and the meetings. And the radiosondes, which looms over you at the most inscrutable hours. You can try, uh, hanging on to reality, reading the newspapers, making rules. But the sea, as it goes on and on, slowly wears them down like pebbles on the beach, and in the end there's nothing left but sand. You are left alone bewildered, and in that case, the best thing you can do is simply let go, and live it at the rhythm suggested by the water, by the wind, without thinking about our world, far away, in a hurry.

I like the ship. I like it because the time changes, and you change. I like it because the sea is the thing I miss the most. I like this being all together and its loneliness. This estrangement from the bonds, that centers yourself. It makes you listen to yourself, to your needs, to your dreams.

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